Cucina

Biscottini con cuore di marmellata

Ecco un’idea molto semplice per cucinare dei biscottini con il cuore di marmellata.

Ingredienti per 4/6 persone:

Ingredienti per la pasta frolla (in alternativa potete utilizzare la pasta frolla pronta):

  • 300 g. di farina
  • 150 g. di zucchero
  • 150 g. di burro
  • 1 uovo + 2 tuorli
  • scorza grattugiata di mezzo limone non trattato
  • sale

Ingredienti per la farcitura:

  • marmellata di ciliege o marmellata di fragole o marmellata di lamponi

Preparazione:

  1. Versate la farina sulla spianatoia, meglio se è un piano freddo quindi di marmo, facendo la fontana. Versate al centro lo zucchero, la scorza di limone grattugiata e il sale.
  2. Prendete il burro freddo e tagliatelo a cubetti, poi deponetelo sulla farina.
  3. Usando solo la punta delle dita lavorate il tutto cercando di non scaldare molto l’impasto.
  4. Unite l’uovo e i tuorli, e sempre usando la punta delle dita amalgamate il tutto, non amalgamate troppo a lungo perchè l’impasto verrebbe molto duro.
  5. Formate una palla con la pasta, avvolgetela con la pellicola alimentare e lasciatela riposare in frigorifero per minimo 30 minuti prima di infornare.
  6. Potete utilizzare la pasta frolla dopo che ha riposato in frigorifero per almeno mezzora.
  7. Stendete la pasta a formare una sfoglia di 2/3 mm.
  8. Ulitizzate dei tagliabiscotti a forma di cuore, più o meno dovrebbero risultare circa 18/20 cuori più grandi.
  9. Utilizzate poi un tagliabiscotti più piccolo e in metà di questi cuori (9/10) ritagliate dei cuoricini più piccoli.
  10. Prendete una teglia, foderatela con carta da forno e disponete tutti i biscotti, sia quelli a forma di cuore completo sia la metà alla quale avete ritagliato al centro un cuoricino più piccolo; fate cuocere in forno caldo a 180 °C per 15 minuti, i biscotti non dovranno diventare scuri ma solo dorati.
  11. Una volta tolti dal forno fateli raffreddare; prendete tutte le metà a forma di cuore completo e spalmate partendo dal centro la marmellata.
  12. Sovrapponete poi le metà con il ritaglio del cuoricino più piccolo; al posto del ritaglio ci sarà la marmellata che fungerà anche da collante per i due biscotti sovrapposti.
  13. Potete decorare i biscotti cospargendoli di zucchero a velo.
Salute

Come mangiare per essere magri?

Ci sono di versi modi di mangiare e guarda a caso a modalità simili corrispondono generalmente simili tipologie di persone.

Le persone che hanno un rapporto difficile con il cibo, e che spesso sono in sovrappeso o addirittura obese, mangiano quasi sempre in maniera veloce, vorace e inconsapevole.

Generalmente questo tipo di persone sviluppa, a vari livelli, una forma di ossessione per il cibo a cui pensa tutto il giorno, … tranne quando mangia. Sembra strano ma se ci fai caso è proprio così. Prova ad andare in un ristorante e soffermati a guardare come mangiano i diversi soggetti.

Osserva le persone che mangiano “divorando” il cibo e quelle che invece ne assaporano ogni boccone e nota due cose: a quale di queste categorie appartiene la maggior parte delle persone sovrappeso? quale di queste categorie mangia di più?

La conclusione è che le persone naturalmente magre mangiano lentamente e con consapevolezza, mentre le persone sovrappeso mangiano con voracità e ponendo altrove la loro attenzione. Certo questo è il risultato di un’osservazione sui grandi numeri e può darsi che esista qualche caso che si discosta, ma quello che a noi interessa è identificare le strategie prevalenti.

Quindi se ti riconosci nella categoria dei “divoratori”, se ti rendi conto di pensare al cibo spesso durante la giornata, e  poi di non renderti quasi conto quando mangi, prova ad applicare le strategie dei magri naturali: rallenta il ritmo con cui mangi, godi di ogni boccone, come farebbe un gran gourmet e mantieni la massima consapevolezza mentre stai mangiando. Questo ti porterà a chiederti ado ogni boccone se ne vuoi veramente ancora, e se non è così puoi fermarti. E anche lasciare lì il cibo in eccesso.

Scoprirai che molte volte non c’è bisogno di ingurgitare tutto il piatto e scoprirai la libertà di mangiare quello che i piace e di gustartelo fino a quando ti procura solo piacere.

Spesso a questo punto del ragionamento partono le “scusiti”:

“Non ho tempo di mangiare lentamente”, “sono sempre di fretta alla pausa pranzo” ecc.

Ti rivelo un incredibile segreto: anche i magri alle volet sono di fretta. E lo sai come fanno quando non hanno tempo: quando sono di corsa scelgono istintivamente qualcosa che sia veloce e semplice da mangiare e lo mangiano al giusto ritmo. Anzi piuttosto mangiano di meno, ma si saziano comunque.

Prova, imponiti di mangiare lentamente e con consapevolezza per qualche settimana, e vedrai i risultati!

Nel corso poi insisto molto su questo aspetto e ti assicuro che questa è una dell prime qualità che le persone imparano, e anche una di quelle che porta più risultati.

Buon lavoro

Informatica

Cosa succederà con il nuovo algoritmo Instagram?

Con i suoi più di 400 milioni di utenti mensili, Instagram ha appena compiuto un passo molto importante, ossia l’ufficializzazione dell’integrazione di un algoritmo che mostrerà agli utenti le foto non sulla base dell’ordine cronologico, ma tenendo conto dei loro interessi.

Secondo molti marketer si tratta di una mossa inevitabile, che non è per forza sinonimo della morte del social organico (che rimane in ogni caso un’alternativa da associare ad azioni di advertising se si ha intenzione di migliorare la visibilità del proprio brand online e di migliorare i risultati delle vendite).

Ma quali sono i numeri che lo dimostrano?

  • Secondo le statistiche ufficializzate dai vertici di Instagram, gli utenti perdono circa il 70% dei post pubblicati dai brand che seguono sul social.
  • Tra il 2014 e il 2015 l’utilizzo di Instagram ha subito una flessione in negativo importante, anche se il social supera ancora Twitter, Instagram, LinkedIn e Google+.

Quando Instagram si è aperto ai contenuti sponsorizzati nel 2013 con un numero esiguo di brand, ogni singolo post sponsorizzato veniva controllato personalmente dal CEO Kevin Sytrom. Questo aspetto, secondo numerosi esperti di social media marketing (per esempio il marketer statunitense Kyle Bunch), significa che da Instagram non è il caso di aspettarsi cambiamenti drastici e neppure il calo della portata organica che si è visto in Facebook, considerando anche che la community della piattaforma di foto sharing è abituata a un livello di autenticità e accessibilità impensabile su Facebook.

Questa è solo uno dei tanti punti di vista che, nonostante le critiche che sono arrivate dopo la notizia dello sviluppo dell’algoritmo, hanno accompagnato la notizia. Certo, non si può negare che gli utenti amino Instagram anche per la natura organica dei contenuti, ma è anche fondamentale ricordare che, in generale, gli algoritmi sui social hanno spesso il compito di ‘fare ordine’, spingendo di conseguenza i brand a puntare su contenuti di maggior qualità, il che rappresenta automaticamente un vantaggio per gli utenti.

Sul web ci sono già numerosi post con liste di winners losers relativi alla novità di Instagram. Chiaramente nell’elenco dei losers compaiono spesso i brand che fanno fatica a pubblicare contenuti di qualità sul social (qui ho dato qualche consiglio in merito, poche pillole da leggere per ricordarsi che non basta il budget per portare al successo una campagna di advertising).

Cinema

It Follows – La paura dell’ignoto

Presentato nella prestigiosa cornice della Semaine de la Critique al Festival di Cannes  del 2014, It follows è riuscito a conquistare la critica e il mercato statunitense diventando un vero e proprio fenomeno di culto per gli appassionati del genere horror, coloro grazie ai quali probabilmente il film è riuscito a raggiungere anche le sale italiane.

Il film è ambientato a Detroit, in scena ci sono in pratica solo teenagers. La protagonista è Jayuna, diciannovenne piena di sogni e progetti per il futuro, che inizia una relazione con Hugh, un ragazzo affascinante e misterioso. I due escono insieme, si piacciono e finiscono con il fare sesso in auto. Tutto nella norma se non fosse che dopo aver consumato Jay si ritrova legata ad una sedia mentre Hugh la mette al corrente che da quel preciso momento una strana e misteriosa entità inizierà a seguirla fino a quando non riuscirà ad ucciderla. In preda al panico la ragazza, con l’aiuto dei suoi amici, cercherà con tutti i mezzi una via d’uscita per allontanarsi dall’orrore che incombe, anche se l’unica soluzione, come le ha ben precisato Hugh dopo il “contagio”, sembra sia passare la maledizione a qualcun altro attraverso un nuovo rapporto sessuale.

L’entità, l’IT del titolo, può  solo camminare, ma lo fa costantemente e implacabilmente verso la sua vittima, si può mettere della distanza, ma guai a ritrovarsi con lei in un luogo chiuso; se non ci si libera della maledizione trasmettendola la fine è certa. Inoltre, anche se occupa uno spazio fisico e può essere toccata da tutti, nessun altro la vede e alla sua vittima appare in forma sempre diversa, scegliendo il suo aspetto per ingannare, spaventare o incutere terrore.

Al di là dell’evidente omaggio a Carpenter, per alcuni aspetti della messa in scena e per l’appropriatissima colonna sonora elettronica di Disasterpeace, il film gioca senza sosta con la percezione dello spettatore, muovendo la macchina da presa in maniera costante e minacciosa. Non ci sono salti sulla poltrona, ma la tensione è
innegabilmente continua e crescente e l’atmosfera si carica minuto dopo minuto di un’ansia degna dei migliori film horror. Una fuga ossessiva dalla paura della morte sapientemente centellinata da un ritmo ben gestito e dall’ottimo utilizzo della tensione e della suspense, grazie anche alla colonna sonora che riesce a coinvolgere lo spettatore quel tanto che basta a fargli dare un’occhiata alle proprie spalle. Il film dimostra una buona personalità, i dialoghi tra i ragazzi protagonisti sono credibili e ben studiati, di rilievo anche  la fotografia di Mike Gioulakis.

David Robert Mitchell ci ricorda così che la paura al cinema nasce soprattutto da un attento lavoro di composizione della scena, di inquadrature che rendono partecipe lo spettatore (come le bellissime prospettive a 360° che ci permettono di cercare anche noi quell’It che si avvicina camminando ai protagonisti) e di una regia sempre presente e attenta, più che di luci e musiche che ci preparano allo spavento.  Il risultato è quello che possiamo senza dubbio definire un horror moderno e originale, con un forte risvolto psicologico e metaforico, e che pur senza versare quasi nemmeno una goccia di sangue attinge a piene mani all’intero immaginario della paura.

In ItFollows rivediamo l’Halloween di Carpenter e il Nigthmare di Craven, come anche i più moderni Donnie Darko e Final Destination. Degna di nota la capacità di rendere credibile e reale un pericolo che affonda le sue radici nel soprannaturale e la modulazione dell’effetto ansiogeno provocato dal fatto che l’unica possibilità di sopravvivenza è quella di nascondersi ed essere sempre in costante movimento.

Mitchel aveva già dimostrato di saper raccontare la  giovinezza, le incertezze, l’intimità, la sessualità. Qui ci dimostra anche di riuscire a citare capolavori di genere senza mai compromettere la propria personalità e il proprio stile. Ma cos’è quell’It che minacciosamente ti segue? Vista la forte connessione con l’aspetto sessuale si è pensato possa fare riferimento alle malattie sessualmente trasmissibili, allo spettro dell’Aids; tuttavia nel film a questa domanda non cerca mai di rispondere né tanto meno di dare indizi restando estraneo al bisogno di definizione, lasciando che ognuno dia alla fine la propria libera interpretazione. L’entità inseguitrice potrebbe essere la personificazione delle paure e delle ansie giovanili, l’angoscia provocata dall’ingresso forzato nell’età della consapevolezza, come anche la morte a cui solo l’amore, qui nella sua forma fisica, può dare un momentaneo sollievo.

Un po’ meglio poteva essere fatto nel finale che non riesce a tenere il tono del film, ma in generale, visto anche l’attuale livello dei film horror, decisamente vale la visione.

Psicologia

Perché le persone sono depresse?

La depressione colpisce persone di tutte le età, situazioni economiche e razze. Sebbene la depressione sia frequente, specialmente negli adolescenti, ci sono persone depresse e altre che non lo sono. Perché?

La depressione non ha solo una causa

Ci sono molti fattori che influenzano la depressione di una persona. Alcuni di questi fattori sono di origine biologica, come i nostri geni, la nostra chimica cerebrale e i nostri ormoni. Altri sono di origine ambientale, come la luce solare e le stagioni dell’anno, o le situazioni sociali e familiari che dobbiamo affrontare. E altri sono dovuti alla personalità, come il modo in cui reagiamo agli eventi vitali o ai sistemi di supporto che creiamo per noi stessi. Tutti questi fattori possono aiutare a determinare se una persona è depressa o meno.

I geni

La ricerca mostra che la depressione è causata dalle famiglie. Alcune persone ereditano geni che aumentano le loro possibilità di diventare depressi. Ma non tutte le persone che hanno o hanno avuto una parente stretta depressa svilupperanno una depressione. E ci sono molte persone che, sebbene non abbiano una storia familiare di depressione, si deprimono. Pertanto, sebbene i geni siano un fattore, non sono l’unica causa della depressione.

Chimica del cervello

I neurotrasmettitori sono sostanze chimiche che aiutano a trasmettere messaggi tra le cellule nervose nel cervello. Alcuni neurotrasmettitori regolano l’umore. Quando una persona soffre di depressione, questi neurotrasmettitori possono trovarsi a concentrazioni molto basse o potrebbero non essere efficaci.

I geni e la chimica del cervello possono essere collegati: avere i geni per la depressione può rendere più probabile che una persona abbia il problema di neurotrasmettitori come parte della loro depressione

Stress, salute e ormoni

Lo stress, l’uso di alcool o droghe e cambiamenti ormonali influenzano anche la chimica del cervello e l’umore.

] Alcune condizioni mediche possono causare sintomi depressivi. Ad esempio, è noto che l’ipotiroidismo può causare un umore depresso in alcune persone. La mononucleosi può ridurre l’energia di una persona. Quando un medico diagnostica e tratta queste condizioni, i sintomi depressivi di solito scompaiono.

Dormire a sufficienza e regolare attività fisica spesso hanno un effetto positivo sull’attività e sull’umore dei neurotrasmettitori.

solare e le stagioni dell’anno

La luce solare influenza il modo in cui il cervello produce melatonina e serotonina. Questi neurotrasmettitori aiutano a regolare il ciclo sonno-veglia, l’energia e l’umore delle persone. Quando c’è meno luce solare, il cervello produce più melatonina. Quando c’è più luce solare, il cervello produce più serotonina.

I giorni più corti e la maggiore durata della notte in autunno e in inverno possono far sì che il corpo produca più melatonina e meno serotonina. Questo squilibrio è ciò che crea le condizioni biologiche per la depressione in alcune persone, una condizione nota come disturbo affettivo stagionale (SAD). L’esposizione alla luce può migliorare l’umore delle persone colpite da un APR.

Eventi della vita

A volte la morte di un familiare, di un amico o di un animale domestico causa più dolore del solito e finisce in una depressione. Altri eventi difficili nella vita di una persona, come quando un genitore divorzia, separa o si risposa, possono scatenare la depressione.

Il fatto che un evento difficile porti alla depressione può dipendere molto misurare quanto bene le persone sono in grado di far fronte, rimanere positivi e chiedere e ricevere supporto.

L’ambiente familiare e sociale

Per alcune persone, un’atmosfera familiare negativa, stressante o triste può portare alla depressione. Altre situazioni di vita stressanti, come povertà, senzatetto o violenza possono anche aiutare le persone a deprimersi. Doversi confrontare con molestie o bullismo, o con la pressione di un gruppo di pari può far sentire una persona isolata, emarginata o insicura.

Situazioni come queste non portano necessariamente alla depressione, ma non sanno come affrontarle o affrontarle. nessun tipo di supporto può facilitare lo sviluppo di una depressione.

Reazione alle situazioni di vita

La vita è piena di alti e bassi. Stress, difficoltà e battute d’arresto accadono (ma, fortunatamente, non troppo spesso). Il modo in cui reagiamo alle difficoltà della vita è molto importante. L’atteggiamento di una persona può contribuire al fatto che sia depresso o possa contribuire a proteggerlo dalla depressione.

Le indagini mostrano che un atteggiamento positivo agisce come protezione contro la depressione, anche per le persone che corrono il rischio di svilupparlo con la loro geni, la loro chimica del cervello o le circostanze della vita che stanno attraversando. È vero anche il contrario: le persone che tendono a pensare negativamente corrono un rischio maggiore di sviluppare la depressione.

Non possiamo controllare i nostri geni, la nostra chimica del cervello o altri fattori che contribuiscono anche alla depressione. Ma abbiamo il controllo su come vediamo e interpretiamo le situazioni e su come affrontarle.

Cercare di pensare in positivo, come credere che ogni problema possa essere risolto, può aiutare a proteggere dalla depressione. Aiuta anche a sviluppare buone capacità di coping, nonché un sistema di supporto basato su relazioni sociali positive. Questi fattori aiutano a sviluppare la resilienza (la qualità che aiuta le persone a recuperare e andare avanti, anche in situazioni difficili).

Ecco tre modi per costruire la resilienza:

  1. Prova a pensare al cambiamento come parte vita normale e impegnativa. Quando sorgono dei problemi, agisci per risolverli.
  2. Ricordati che i contrattempi e i problemi sono transitori e possono essere risolti. Niente dura per sempre.
  3. Costruisce un sistema di supporto. Chiedi aiuto da amici e familiari (o solo una spalla su cui piangere) quando ne hai bisogno. Offri il tuo aiuto quando ne hanno bisogno. Questo dare e ricevere crea relazioni forti che aiutano le persone a controllare la tempesta della vita.

Sviluppare la resilienza e essere positivi non è uno scudo magico che automaticamente ci protegge dalla depressione. Ma queste qualità possono aiutare a contrastare tutti i fattori che possono causare problemi.