Cinema

It Follows – La paura dell’ignoto

Presentato nella prestigiosa cornice della Semaine de la Critique al Festival di Cannes  del 2014, It follows è riuscito a conquistare la critica e il mercato statunitense diventando un vero e proprio fenomeno di culto per gli appassionati del genere horror, coloro grazie ai quali probabilmente il film è riuscito a raggiungere anche le sale italiane.

Il film è ambientato a Detroit, in scena ci sono in pratica solo teenagers. La protagonista è Jayuna, diciannovenne piena di sogni e progetti per il futuro, che inizia una relazione con Hugh, un ragazzo affascinante e misterioso. I due escono insieme, si piacciono e finiscono con il fare sesso in auto. Tutto nella norma se non fosse che dopo aver consumato Jay si ritrova legata ad una sedia mentre Hugh la mette al corrente che da quel preciso momento una strana e misteriosa entità inizierà a seguirla fino a quando non riuscirà ad ucciderla. In preda al panico la ragazza, con l’aiuto dei suoi amici, cercherà con tutti i mezzi una via d’uscita per allontanarsi dall’orrore che incombe, anche se l’unica soluzione, come le ha ben precisato Hugh dopo il “contagio”, sembra sia passare la maledizione a qualcun altro attraverso un nuovo rapporto sessuale.

L’entità, l’IT del titolo, può  solo camminare, ma lo fa costantemente e implacabilmente verso la sua vittima, si può mettere della distanza, ma guai a ritrovarsi con lei in un luogo chiuso; se non ci si libera della maledizione trasmettendola la fine è certa. Inoltre, anche se occupa uno spazio fisico e può essere toccata da tutti, nessun altro la vede e alla sua vittima appare in forma sempre diversa, scegliendo il suo aspetto per ingannare, spaventare o incutere terrore.

Al di là dell’evidente omaggio a Carpenter, per alcuni aspetti della messa in scena e per l’appropriatissima colonna sonora elettronica di Disasterpeace, il film gioca senza sosta con la percezione dello spettatore, muovendo la macchina da presa in maniera costante e minacciosa. Non ci sono salti sulla poltrona, ma la tensione è
innegabilmente continua e crescente e l’atmosfera si carica minuto dopo minuto di un’ansia degna dei migliori film horror. Una fuga ossessiva dalla paura della morte sapientemente centellinata da un ritmo ben gestito e dall’ottimo utilizzo della tensione e della suspense, grazie anche alla colonna sonora che riesce a coinvolgere lo spettatore quel tanto che basta a fargli dare un’occhiata alle proprie spalle. Il film dimostra una buona personalità, i dialoghi tra i ragazzi protagonisti sono credibili e ben studiati, di rilievo anche  la fotografia di Mike Gioulakis.

David Robert Mitchell ci ricorda così che la paura al cinema nasce soprattutto da un attento lavoro di composizione della scena, di inquadrature che rendono partecipe lo spettatore (come le bellissime prospettive a 360° che ci permettono di cercare anche noi quell’It che si avvicina camminando ai protagonisti) e di una regia sempre presente e attenta, più che di luci e musiche che ci preparano allo spavento.  Il risultato è quello che possiamo senza dubbio definire un horror moderno e originale, con un forte risvolto psicologico e metaforico, e che pur senza versare quasi nemmeno una goccia di sangue attinge a piene mani all’intero immaginario della paura.

In ItFollows rivediamo l’Halloween di Carpenter e il Nigthmare di Craven, come anche i più moderni Donnie Darko e Final Destination. Degna di nota la capacità di rendere credibile e reale un pericolo che affonda le sue radici nel soprannaturale e la modulazione dell’effetto ansiogeno provocato dal fatto che l’unica possibilità di sopravvivenza è quella di nascondersi ed essere sempre in costante movimento.

Mitchel aveva già dimostrato di saper raccontare la  giovinezza, le incertezze, l’intimità, la sessualità. Qui ci dimostra anche di riuscire a citare capolavori di genere senza mai compromettere la propria personalità e il proprio stile. Ma cos’è quell’It che minacciosamente ti segue? Vista la forte connessione con l’aspetto sessuale si è pensato possa fare riferimento alle malattie sessualmente trasmissibili, allo spettro dell’Aids; tuttavia nel film a questa domanda non cerca mai di rispondere né tanto meno di dare indizi restando estraneo al bisogno di definizione, lasciando che ognuno dia alla fine la propria libera interpretazione. L’entità inseguitrice potrebbe essere la personificazione delle paure e delle ansie giovanili, l’angoscia provocata dall’ingresso forzato nell’età della consapevolezza, come anche la morte a cui solo l’amore, qui nella sua forma fisica, può dare un momentaneo sollievo.

Un po’ meglio poteva essere fatto nel finale che non riesce a tenere il tono del film, ma in generale, visto anche l’attuale livello dei film horror, decisamente vale la visione.